{"id":24841,"date":"2024-03-22T08:45:25","date_gmt":"2024-03-22T07:45:25","guid":{"rendered":"https:\/\/corsallanello.it\/?p=24841"},"modified":"2026-03-08T17:18:55","modified_gmt":"2026-03-08T16:18:55","slug":"oro-di-terni","status":"publish","type":"approfondimento","link":"https:\/\/corsallanello.it\/en\/approfondimenti\/oro-di-terni\/","title":{"rendered":"L&#8217;Oro di Terni"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Lo sfruttamento delle risorse idriche tra XIII-XVI sec. d. C. nel comune di Terni<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/oro_di_terni.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"465\" src=\"https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/oro_di_terni.jpg\" alt=\"L'oro di Terni, le sue acque\" class=\"wp-image-24857\" srcset=\"https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/oro_di_terni.jpg 600w, https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/oro_di_terni-300x233.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&#8217;oro di Terni, le sue acque<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>I &#8211; Terni e le sue acque<\/strong><br>\u201cL&#8217;acqua \u00e8 fonte di vita e fonte di morte\u201d<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto uomo-acqua, da sempre, \u00e8 stato un elemento caratterizzante il processo di sviluppo storico ed ha lasciato una profonda impronta nella storia dei territori, nelle societ\u00e0 che vi si sono sviluppate e degli uomini che in questi ambienti hanno lottato, sudato, vissuto e lavorato.<br>La storia di Terni nasce proprio da questo, la grande presenza di risorse idriche, ben tre sono i fiumi che la circondano, il Nera, il Serra e il Velino, che, sin dall&#8217;et\u00e0 del ferro ( X-IX sec. a. C. )\u2006 \u2006 spingeranno un popolo, di origine umbro-sabino, a stanziarsi permanentemente nella valle del Nera.<br>Questa vicinanza veniva fortemente cercata per due validi motivi : -sfruttamento dei corsi d\u2019acqua per i primi scambi commerciali, a carattere fluviale; &#8211; sviluppo dell\u2019agricoltura.<br>Tuttavia le scarse conoscenze riguardanti la gestione delle acque, portavano questi popoli a stanziarsi nelle vicinanze di corsi d\u2019acqua,e a subire il loro variare imprevedibile, causando alluvioni e smottamenti.<br>Per una prima soluzione del problema dovremo aspettare il VI sec. a.C. ,quando la citt\u00e0 entra gi\u00e0 nell&#8217;orbita d\u2019interesse di Roma, la quale inizi\u00f2 anche una riorganizzazione dell\u2019abitato, coinvolgendo i nuclei cittadini gi\u00e0 presenti e quelli sparsi nelle circostanti campagne, conferendo alla nascente citt\u00e0 quell&#8217;assetto urbanistico che la caratterizzer\u00e0 fino ai giorni nostri ( l\u2019antico <em>cardo maximus<\/em> \u00e8 oggi visibile nell&#8217;asse Corso del Popolo-Corso vecchio, mentre il <em>decumano maximus<\/em> nell&#8217;asse Via Garibaldi- Via Cavour ).<br>Sotto Roma iniziarono importanti opere di bonifica e canalizzazione, a partire dal 271 a.C., vennero scavati i canali Cervino e Sersimone, inoltre nel 291 ebbe inizio la colossale opera di deviazione del Velino nel Nera, grazie al genio di Manio Curio Dentato, che diede vita alla cascata delle Marmore, con la quale, insieme all&#8217;escavazione della cava Curiana, si cercava di limitare e controllare le alluvioni del Tevere.<br>Purtroppo questa ondata di sviluppo cittadino e di accrescimento economico si arrest\u00f2 bruscamente con la fine dell\u2019impero Romano, a causa delle continue invasioni e della scarsa difendibilit\u00e0 della citt\u00e0, poich\u00e9 posta in piano all\u2019interno di un anfiteatro naturale, la citt\u00e0 si spopolo\u2019 e le mura romane vennero quasi completamente rase al suolo.<br>La situazione rimase cos\u00ec immutata per molto tempo.<br>Tra l\u2019 XI-XIII sec. d. C. la situazione ternana ebbe un mutamento, grazie alla sua vicinanza allo stato pontificio e all\u2019avvento dei comuni nel XII sec. Terni diede il via ad una seconda fioritura, che vide nello <strong>sfruttamento delle risorse idriche il suo trampolino di lancio.<\/strong><br>In un periodo compreso tra il XII e il XVI sec. la citt\u00e0 ebbe un incremento demografico ed economico mai visto in precedenza, intorno alla met\u00e0 del XV sec. contava la bellezza di 61 mulini ( agli inizi del XX sec. se ne contavano 124 in funzione ).<br>Il primo segnale che evidenzia questa ripresa fu proprio la ricostruzione e l\u2019ampliamento del circuito murario nel XIII sec., a questa segu\u00ec l\u2019edificazione del palazzo del comune con annessa torre dell\u2019orologio ad opera di Anastasio di Giovanni di Tebalduccio, con questa opera si voleva sottolineare un grande cambiamento, cio\u00e8 <em>la vita non sarebbe pi\u00f9 stata regolata dai tempi della campagna, ma dai ritmi della civilt\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>II &#8211; I Mulini<\/strong><br><\/p>\n\n\n\n<p>La storia della macinazione, attraverso le ricerche archeologiche, ci ha mostrato che le tecniche di frantumazione e macinazione delle granaglie risalivano almeno all\u2019et\u00e0 neolitica, che si svilupp\u00f2 fino a raggiungere la storica macina a due palmenti rotondi, azionati dalla forza dell\u2019uomo o di un\u2019animale, come nella famosa mola <em>Asinara<\/em> di epoca romana, culmine di un processo di ricerca.<br>Con il passare del tempo dalla mola asinara si pass\u00f2 ad un mulino <em>alimentato ad acqua<\/em> ( ed a vento) e il primo modello f\u00f9 quello a ruota orizzontale, detto anche a <em>ritrecine<\/em>, da considerarsi una invenzione della civilt\u00e0 mussulmana, che poi si diffuse dapprima in Grecia, poi nel resto dell\u2019Europa, per giungere a Roma intorno al I sec. a. C. in piena et\u00e0 augustea.<br>Questo tipo di mulino a ruota orizzontale era costituito da una piccola ruota orizzontale a cucchiaio (o anche detta <em>cucchiara<\/em> ) che veniva alimentata da un canale di legno, o murato, inclinato ad una angolazione di 45\u00b0.<br>La caduta a 45\u00b0 era fondamentale per il corretto funzionamento del mulino, perch\u00e9 serviva a generare una forte pressione sulle pale della piccola ruota, posta sotto l\u2019edificio, che attraverso un albero verticale trasmetteva la forza motrice generata direttamente alla macina, molto pesante, con la quale si polverizzava il grano e o si schiacciavano le olive.<br>Intorno al finire del I sec. a. C. dai romani venne realizzata una seconda tipologia di mulino a ruota verticale, o anche chiamato <em>Vitruviano<\/em>, dove una ruota motrice verticale a pale, mediante un primo albero orizzontale, trasmette energia ad un secondo albero verticale, e da li direttamente alla macina, questa nuova tecnologia necessitava di un minor quantitativo di acqua, ma doveva essere costante.<br>In ambo i casi il canale era parte integrante della macchina-mulino, perch\u00e9 doveva rifornire di abbondante e costante acqua la struttura, che meccanicamente la trasformava in energia utile allo svolgimento delle attivit\u00e0 e per questo erano collegati direttamente al fiume che li alimentava, nel nostro caso il Nera.<br>Per quanto concerne Terni, vista la grande disponibilit\u00e0 di corsi d\u2019acqua a carattere torrenziale e la costante presenza idrica data soprattutto dal Nera, si vide l\u2019affermarsi di mulini a ruota orizzontale, che seppur lentamente, iniziarono ad essere costruiti in numero sempre maggiore, fino ad avere una vera esplosione nel XIV sec., fu lo stesso comune ad effettuare interventi legislativi mirati ad un loro sviluppo.<br>Le fonti locali ci spiegano che per un corretto funzionamento dei mulini i canali venivano dotati di condutture e fossati, all&#8217;interno delle quali si trovavano delle chiuse con cui regolare l\u2019afflusso delle acque.<br>In alcuni casi si attestava anche la presenza del <em>bottaio<\/em>, in cui veniva accumulata una cospicua quantit\u00e0 di acqua con cui ottimizzare la caduta e la pressione sulla <em>cucchiara<\/em>.<br>I mulini di epoca basso medioevale erano affiancati da un altro edificio, dove vi abitavano gli operatori e solitamente vi si svolgevano anche altre attivit\u00e0, sempre collegate alle operazioni di macinatura, ma oltre alla funzione economica del mulino, vorrei soffermarmi anche sul ruolo sociale che ricoprivano questi edifici, poich\u00e9 l\u2019afflusso di persone\/clienti era numeroso. Considerando che l\u2019economia locale era incentrata sulla coltivazione di grano e di olive, i mulini diventavano dei veri e propri luoghi di incontro, dove si effettuavano operazioni di scambio, ma ci si fermava anche solo per mangiare e condividere informazioni con i forestieri o con i concittadini, fondamentalmente i mulini davano vita a dei veri e propri micro cosmi sociali, che purtroppo con il passare dei secoli sono andati diminuendo, fino a sparire quasi del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>III \u2013 Gestione delle Risorse Idriche<\/strong><br><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avvento dei Comuni nel XII-XIII sec. lo possiamo definire come un punto focale del processo di cambiamento che apr\u00ec la strada a quel periodo aureo che noi tutti conosciamo come <strong>Rinascimento.<\/strong><br>In questa fase le citt\u00e0 iniziarono a svilupparsi in modo autonomo nella loro legislazione ed economia, seppur sotto l\u2019occhio vigile del papato, da una parte, e dell\u2019imperatore dall&#8217;altra, ma nonostante ci\u00f2, si gener\u00f2 una\u2006 \u2006 sorta di mentalit\u00e0 indipendente ed indipendentista.<br>Per Terni questo processo non f\u00f9 rapido e tanto meno indolore, in quanto citt\u00e0 al confine dello stato pontificio, con una forte identit\u00e0 \u201cghibellina\u201d, pi\u00f9 volte si trov\u00f2 coinvolta in scontri e conflitti che la videro vincitrice, a volte, e perdente, pi\u00f9 spesso.<br>Tuttavia i moti e gli scontri non hanno arrestato un processo di crescita e sviluppo lento e costante che part\u00ec proprio dallo sfruttamento delle risorse idriche e abbiamo una data ben precisa, che venne trascritta nelle riformanze o <em>Riformationes<\/em> (erano le decisioni prese in seno al consiglio comunale e trascritte da un notaio ), 23 Febbraio 1393.<br>Il 23 Febbraio 1393 ai congregati venne esposto un sopruso secondo cui <em>un taluni di Papigno<\/em> si permise di effettuare alcune innovazioni, o modifiche del canale Cervino di propriet\u00e0 del <em>communis Interamnis<\/em>, l\u2019intento della persona era quella di edificare un mulino e cerc\u00f2 di deviare il canale cos\u00ec da rifornire l\u2019edificio della forza motrice necessaria.<br>Alla fine della seduta municipale venne deciso, a pieno suffragio, che il <em>taluni di Papigno <\/em>doveva provvedere immediatamente alla demolizione del lavoro fatto e al ripristino del canale come era in precedenza, poich\u00e9 non si doveva modificare il naturale fluire delle acque, inoltre si dovevano far rispettare gli indissolubili diritti del Comune di Terni il quale <strong>ne era proprietario assoluto,<\/strong> a lui spettava il controllo del fluire dei vari corsi d\u2019acqua e le opere di manutenzione, inoltre si decise che nessuno avrebbe potuto costruire e\/ o modificare i canali e forme senza previo permesso del Comune.<br>Questo episodio diede il via ad un progressivo e costante cambiamento della situazione, il comune si rese conto che la concessione dello sfruttamento delle acque per generare economia si sarebbe potuta tramutare in una serie di entrate costanti nelle casse, ma queste concessioni vennero regolate in modo capillare e preciso, senza generare eccessi.<br>In primis vennero decise le funzioni dei singoli canali ovvero: &#8211; Canali Cervino e Sersimone, risalenti all&#8217;epoca romana avevano un\u2019unica funzione, cio\u00e8 irrigua, le loro acque dovevano essere utilizzate solamente per irrigare i campi; &#8211; forma del Raggio Vecchio, del Raggio Nuovo, delle Murelle, forma Molendinorum e tre monumenti, sarebbero state sfruttate per alimentare i mulini.<br>Se un privato voleva ristrutturare o edificare un mulino, per prima cosa doveva chiedere al comune il permesso, che concedeva al richiedente lo sfruttamento del mulino per un periodo di anni necessario al rientro della spesa sostenuta e la creazione di un guadagno congruo al lavoro svolto.<br>Alla fine del periodo stabilito il mulino sia che fosse costruito da zero o ristrutturato da un edificio gi\u00e0 esistente, tornava nelle mani del Comune, il quale avrebbe deciso se rinnovare ai precedenti usufruttuari, o trovarne di nuovi.<br>L\u2019acqua determin\u00f2, per la seconda volta nella sua storia, uno sviluppo della citt\u00e0 impressionante e rapido, l\u2019acqua dava fertilit\u00e0 ai campi di grano e soprattutto di olive e la grande disponibilit\u00e0 di queste port\u00f2 alla costruzione di mulini dentro e fuori le mura, le cui concessioni e tassazioni delle acque arricchivano le casse del Comune, il quale alla fine del XVI sec. contava la propriet\u00e0 di ben 61 mulini operativi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IV \u2013 Lo statuto e le acque<\/strong><br><\/p>\n\n\n\n<p>Se sopra ho evidenziato l\u2019importanza dell\u2019avvento dei Comuni in Italia come momento cruciale per la rinascita di Terni,dopo le devastazioni delle invasioni barbariche, per quanto riguarda la stesura dello Statuto dovremo aspettare il 1524.<br>La stesura degli <em>Statuti lex municipalis<\/em> ebbe inizio nel XIII sec. e come li descrisse Alberico Rosciate ( XIV sec. ) questi erano una <strong>fonte di norme provenienti dall&#8217;autonoma capacit\u00e0 di autoregolamentazione di un popolo o comunit\u00e0, all&#8217;interno di cui si sanciva l\u2019esercizio dell\u2019autonomia politica, della giustizia e dell\u2019amministrazione.<\/strong><br>Purtroppo questa \u201cautonomia\u201d non si \u00e8 mai espletata fino in fondo a causa della presenza costante, a volte opprimente, dello stato Pontificio, che vista la vicinanza di Terni a Roma, vista la grande ricchezza idrica, vista la fertilit\u00e0 delle terre e soprattutto, vista la mai celata identit\u00e0 <strong>ghibellina<\/strong> della citt\u00e0, poneva un controllo, spesso armato sulla citt\u00e0 e le istituzioni.<br>A causa di questa situazione lo statuto, come sopra detto, venne trascritto solamente nel 1524, in notevole ritardo rispetto ai comuni italiani e quelli circostanti.<br>Nonostante le limitazioni, venne suddiviso in cinque libri, ognuno dei quali si occupava di tematiche differenti, ed erano suddivisi in rubriche, cos\u00ec da evitare fraintendimenti e confusioni nel suo utilizzo.<br>Per quanto riguarda la gestione delle acque, se ne parla proprio nel primo libro ( <em>Liber primus<\/em> ) , il quale \u00e8 senza titolo, che si occupava di tutto quello che concerneva l\u2019amministrazione della citt\u00e0, dell\u2019elezione del governo di Terni ( priori, durata, competenze, etc. etc. ), del fisco e della <em>selezione dei dipendenti comunali<\/em>, dove notiamo che due posti erano da destinarsi ai sovrintendenti addetti alle forme.<br>Questi costituivano una vera <em>magistratura delle acque<\/em> e per svolgere i loro compiti godevano di ampi poteri di intervento, poich\u00e9, per volere del Consiglio Generale, dovevano garantire l\u2019irrigazione di tutte le terre del contado e per questo potevano e dovevano prendere le decisioni ed i provvedimenti necessari.<br>Per fare un esempio, nella rubrica XXVIII intitolata <em>Delle Formarii et la Sera et Tissino<\/em> si specificava che i sovrastanti alla forma ( coloro che dovevano controllare e sorvegliare le condizioni delle forme e il corretto fluire delle acque ) dovevano essere quattro, due per ciascun semestre, uno si sarebbe occupato del Serra, mentre l\u2019altro del Cervino.<br>Se, come specificato in precedenza, lo statuto di Terni era esempio di un\u2019autonomia parziale e condizionata, per quanto riguarda il controllo e la gestione delle acque, la situazione cambia drasticamente e tutto si concentra sul mantenimento di una risorsa che si specificava di <em><span style=\"text-decoration: underline;\">propriet\u00e0 assoluta del Comune di Terni.<\/span><\/em>\u2006 \u2006<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sfruttamento delle risorse idriche tra XIII-XVI sec. d. 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