{"id":4962,"date":"2020-11-13T11:20:50","date_gmt":"2020-11-13T09:20:50","guid":{"rendered":"https:\/\/corsallanello.it\/?p=4962"},"modified":"2026-03-08T16:41:30","modified_gmt":"2026-03-08T15:41:30","slug":"lo-spirito-divino-di-narni-e-san-martino","status":"publish","type":"approfondimento","link":"https:\/\/corsallanello.it\/en\/approfondimenti\/lo-spirito-divino-di-narni-e-san-martino\/","title":{"rendered":"Lo spirito DiVino di Narni e San Martino"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il vino non \u00e8 solo una bevanda<\/h3>\n\n\n\n<p>Il vino <strong>non \u00e8 solo una bevanda<\/strong>, pi\u00f9 o meno pregiata, <strong>ma una ricca simbologia carica di significati.<\/strong> <strong>Dal <\/strong>sacrificio del <strong>sangue di Cristo<\/strong>, alla liberazione sfrenata d<strong>elle libagioni di Bacco, alla verit\u00e0 di Dioniso<\/strong> (<em>In vino veritas<\/em>), alla forza e sapienza del mitraismo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il vino \u00e8 compagno dell&#8217;uomo fin dalla sua creazione,<\/strong> in tutte le religioni, in particolare in quella Cristiana, dove \u00e8 bevanda di vita dall&#8217;Antico Testamento, (e comunque gi\u00e0 conosciuto sia in Egitto che in Israele) che <strong>diviene bevanda di salvezza, dopo l&#8217;ultima Cena di Cristo<\/strong>, comunque sempre simbolo di gioia, vita, festa, amore. <strong>Simbolo che non pu\u00f2 non accompagnare S. Martino<\/strong>, in quella sorta di capodanno contadino (echi celtici del Samhain, cristianizzati dalla Chiesa, nei festeggiamenti del Santo) nel quale si celebrano tutte le simbologie di cui il Santo \u00e8 carico.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">S.Martino e l&#8217;oca<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Martino, fra i santi pi\u00f9 onorati del medioevo, fu vescovo di Tours nel IV secolo<\/strong>, \u00e8 ad oggi celebrato sia dalla Chiesa Cattolica che dalla Ortodossa e Copta. <strong>Si ricorda essenzialmente per i miracoli che poi lo legarono ai fenomeni stagionali che ancora oggi lo contraddistinguono.<\/strong> L&#8217;aver donato, in pieno inverno met\u00e0 del suo mantello ad un povero, originando la conversione, ha dato vita alla tiepida invernale <em>\u201cEstate di S. Martino\u201d<\/em>, premio divino per la rinuncia, l&#8217;esser scoperto dalla sua \u201cfuga\u201d dalla carica di Vescovo, alla quale non ambiva, dallo starnazzare delle oche, lo fa sempre accompagnare da un&#8217;oca, sia in iconografia, che sulle tavole dell&#8217;11 Novembre, giorno a lui dedicato, corrispondente ai suoi funerali a Tours. L&#8217;accostamento all&#8217;oca potrebbe altres\u00ec derivare anche dalle celebrazioni celtiche in cui venivano sacrificate le oche sacre simboli del Messaggero divino, per accompagnare le anime dei defunti nell\u2019aldil\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">S. Martino, un p\u00f2 &#8220;befana&#8221; un p\u00f2 cornuto<\/h3>\n\n\n\n<p>Ma <strong>il Santo<\/strong>, quasi una \u201cbefana\u201d, <strong>portava anche doni ai bambini,<\/strong> e nel suo giorno si festeggiavano anche le corna, tanto che il detto \u00e8 ancora vivo anche dalle nostre zone, cio\u00e8 che S. Martino \u00e8 anche la <em>\u201cFesta dei Cornuti\u201d.<\/em> Ulteriore eco di festivit\u00e0 pagane, durante le quali si consumavano i piaceri della carne finendo spesso in adulteri. Ma sopratutto, <strong>la festa dei cornuti<\/strong> deriva dalle corna animali, non solo per le fiere che si tenevano nel periodo ma per l&#8217;antica connotazione di potere che le circonda, simbolo di luce e di abbondanza. Il <em>\u201ccorno dell\u2019abbondanza\u201d<\/em> della tradizione greco-romana \u00e8 simbolo di fertilit\u00e0 e felicit\u00e0 ed il primo frutto che esce dal corno \u00e8 l&#8217;uva, della quale ancora oggi contare gli acini a capodanno, \u00e8 sinonimo di abbondanza futura.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Festeggiare S. Martino a Narni<\/h3>\n\n\n\n<p>Fatto sta che <strong>anche a Narni la data dell&#8217;11 Novembre era assolutamente da festeggiare secondo Statuto<\/strong>, come retaggio della profondit\u00e0 del culto gi\u00e0 presente da secoli nel territorio. Ben due chiese sono presenti a Narni e nel territorio limitrofo, agli inizi del millennio. <br>Quella entro le mura, oggi distrutta, contigua a San Salvato, anch&#8217;essa perduta, e quella protoromanica a Taizzano, probabilmente possesso dell\u2019Abbazia di Farfa, come la vicina abbazia di Sant\u2019Angelo in Massa. Entrambe testimoniano le origine antiche e profonde di un culto verso un santo \u201cfrancese\u201d, primo non martirizzato, definito \u201ceuropeo\u201d da Sulplicio Severo, gallo-romano di Bordeaux, che ben ha saputo radicarsi infatti in tutta Europa grazie alla sua promozione del monachesimo e lotta agli antichi dei pagani, ponendosi come \u201cantidoto all&#8217;arianesimo\u201d franco, dopo il longobardo S. Severino (<em>\u201cNarni, da Odoacre agli Ottoni\u201d<\/em>, Guerriero Bolli).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Data la forza del culto, \u00e8 del tutto naturale quindi la cristianizzazione dei miti e delle tradizioni pagane che da sempre accompagnavano i primi giorni di Novembre<\/strong>, dal capodanno celtico Samhain, alle tradizioni contadine legati ai riti di madre Terra, che divengono un tutt\u2019uno con la figura di S. Martino. <em>\u201cOche, castagne e vino\u201d<\/em>, citando solo uno solo dei numerosi proverbi che lo vedono protagonista, cos\u00ec come il vino e quanto lo circonda, \u00e8 un protagonista degli Statuti, forse tra i frutti della terra il pi\u00f9 citato, con una serie minuziosa di prescrizioni che ben dimostrano l&#8217;attenzione narnese ad esso dedicata.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il vino e le sue zone di origine<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Il vino si lega spesso alla sua zona di origine, in modo cos\u00ec inestricabile da conoscere a volte prima il vino della zona piuttosto che viceversa<\/strong>\u2026 Vini esteri famosi ancor oggi, medievali, sono lo Chablis, il Beaune, lo Chateauneuf du Pape, la Malvasia di Monemvasia e i vini Greci in generale, tanto che il nostro Grechetto, famoso quello di Todi, prende il nome proprio dal generico \u201cGreco\u201d. Ed ancora di maggior pregio il vino di La Rochelle, e su tutti il Bordeaux, che grazie ad Alienor d&#8217;Aquitaine diviene il vino pi\u00f9 esportato d&#8217;Europa nel XII secolo. Ma anche in Italia i vini pi\u00f9 conosciuti vengono dal Sud, (anche se debite eccezioni si trovano anche al nord con la Ribolla e il Terrano per esempio) e dalle zone centrali, per ovvi motivi climatologici. Cos\u00ec accanto ai moscati di Pantelleria e Lipari e al Primitivo di Manduria, sulle tavole dei Papi e dei potenti, spopolano i vini dell&#8217;Italia centrale, come l&#8217;Est, Est, Est, che proprio ad un Papa deve il nome e la fama, l&#8217;Orvieto, il Montepulciano, la Vernaccia, il Trebbiano, il Sangiovese e il suo parente prossimo\u2026 <strong>il Ciliegiolo, vitigno che a Narni prosperava e prospera<\/strong> essendo come il Sangiovese, da cui sembra derivasse, cultivar di provenienza ellenica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La vigna infatti a Narni<\/strong>, quando erano presenti i grappoli, (da aprile al 15 ottobre) <strong>era protetta e tutelata, tanto che era prevista una pena per i cacciatori e non che vi portassero i cani<\/strong>, di 100 soldi cortonesi (Lib. III, Cap. XCIV). Grappoli non solo di ciliegiolo, o del suo antenato prossimo, ma anche di passerina, per il ricavo del <em>\u201craime<\/em>\u201d, dell\u2019uva passa cio\u00e8, che da essa prende direttamente il nome pi\u00f9 comune. A Narni dire \u201cpasserina\u201d equivaleva a dire \u201cuva passa\u201d. <strong>La citt\u00e0 ne vantava una produzione talmente importante e di qualit\u00e0,<\/strong> <strong>da essere considerata<\/strong> dal noto mercante di Prato, Francesco Datini, <strong>maggior centro di produzione italiano<\/strong> addirittura in concorrenza con la famosa uva di Corinto. <a href=\"https:\/\/corsallanello.it\/news\/storia-uva-passa-narni-passerina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">(Al Racconto di Claudio Magnosi e Mariella Agri, il rimando per gli approfondimenti)<\/a><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La gabella per il vino<\/h3>\n\n\n\n<p>Quindi <strong>\u00e8 pi\u00f9 che normale che a Narni e nel suo contado, si vendesse, rigidamente regolamentato, tutto quello che era prodotto dalla vigna<\/strong>, dall\u2019uva passa appunto, al mosto, l&#8217;aceto, il vino, il chiaretto&#8230;<br><strong>Essendo una notevole fonte di reddito, innanzitutto, tutto era sottoposto a gabella.<\/strong><br>La gabella per l&#8217;uva passa era di 10 denari ogni centinaio (100 libbre) di grappoli (Lib. I, Cap. CLXXI)<br>La gabella per il mosto al minuto era di 6 denari a salma (soma), mentre all&#8217;ingrosso diventava di 2 soldi cortonesi a libbra; per il chiaretto, o nettare cio\u00e8 il novello quando \u00e8 il suo tempo, (l&#8217;etimologia, potrebbe tuttavia anche suggerire un vino speziato preparato con vino bianco, tanto pi\u00f9 che \u00e8 associato alla parola \u201cnettare\u201d = idromele? O pi\u00f9 semplicemente miele, ingrediente che compare comunque spesso nella composizione del vino speziato) di 12 denari a libbra per il venduto, pena 40 soldi cortonesi <em>(Lib. II, Cap. LXXXIII)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La gabella per il vino<\/strong>,<strong> <\/strong>che poteva essere venduto o all&#8217;ingrosso, o al minuto o a salme, <strong>si basava sulla dichiarazione della quantit\u00e0 del vino da vendere<\/strong>, che doveva essere <strong>fatta sotto giuramento alla Camera del Comune e al Notaio<\/strong>, ogni volta che ci si accingeva a vendere, direttamente dal proprietario del vino se uomo, se donna invece dal taverniere che avrebbe poi venduto il vino. <strong>Il prezzo della gabella veniva deliberato e ordinato dal Consiglio del Popolo all\u2019inizio di ogni mese<\/strong>, tanto che al momento della stesura di questo articolo del Libro I (<em>CCLVIII)<\/em>, si pone il prezzo di vendita di 28 denari a boccale, mentre nel seguente articolo, nel Libro III (<em>LXXX<\/em>), aggiunto successivamente, sui dettagli delle vendite, il prezzo massimo a boccale diventa di 15 denari. <br>La discrepanza \u00e8 giustificata anche dal fatto che il valore delle monete nel frattempo \u00e8 cambiato, parallelamente al diminuire del potere del comune narnese. \u201c<em>Nel corso del tempo la libbra (lira) si \u00e8 assimilata al fiorino, battuto a grammi 3,5 circa. Un quarto di fiorino corrisponde all\u2019incirca a cento soldi cortonesi che vanno declassati in denari dal valore ponderale di grammi 1,5. In effetti 150 \u2013 160 grammi d\u2019argento, che sarebbero i cento soldi cortonesi,valgono un pi\u00f9 o meno un singolo singolo fiorino di Firenze.<\/em>\u201d (Studio di Bruno Marone)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La concessione a vendere,<\/strong> l&#8217;apodissa, (documento scritto che attesta un atto) <strong>rilasciata dal comune deve essere apposta<\/strong>, entro tre giorni, <strong>dopo il pagamento<\/strong> della gabella, <strong>direttamente sulle botti <\/strong>contenenti il vino da vendere <strong>da qualcuno nominato dai Priori dei Terzieri<\/strong>, con due bolle e marcata da due sigilli ordinati dai Sei Signori Eletti. Non era permesso ovviamente riutilizzare la stessa botte con apodissa e sigilli per vendere altro vino, ne tanto meno togliere l&#8217;apodissa dalla botte \u201cconcessa\u201d per metterla su un&#8217;altra. <strong>Il controllo veniva effettuato due volte alla settimana dagli emissari del Vicario<\/strong> sulle dichiarazioni effettuate e una volta la settimana sulla fedelt\u00e0 delle misure dichiarate.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una solenne &#8220;frasca&#8221; di vino<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Il taverniere, dopo aver ottenuto la dichiarazione in regola<\/strong> con tanto di sigilli, <strong>era<\/strong> innanzitutto <strong>obbligato ad esporre un&#8217;insegna o un ramo d&#8217;olivo, dove era la vendita del vino<\/strong>, che poteva anche essere una casa, <strong>che in dialetto \u00e8 divenuto \u201cfrasca\u201d, altrettanto sinonimo di solenne ubriacatura!<\/strong> Quindi, oltre a cessare la vendita dopo il terzo suono della campana, e chiudere la taverna al primo suono della campana di notte, <strong>aveva l&#8217;obbligo di non far portare armi all&#8217;interno della propria taverna<\/strong>.<br><strong>La milizia del Vicario, poteva irrompere in qualsiasi momento, insieme al Notaio<\/strong>, per controllare e punire gli eventuali trasgressori. Per la vendita diretta infine, <strong>il taverniere doveva tenere una serie di misure di bicchieri e boccali regolamentate ed approvate per le quali aveva anche limiti di prezzo.<\/strong> Non pi\u00f9 di 15 denari a boccale. Il boccale era il petitto, poi veniva il mezzo petitto, la foglietta (un quarto di petitto) e la nummata, bicchiere corrispondente al valore di acquisto al compratore di un denaro, in proporzione forse un quarto di foglietta, che costituiva la misura base. In assenza di nummata, bastava avesse una \u201cmisura\u201d corrispondente a quella dichiarata e sigillata.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il boccale di Siena<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>A Siena la metadella, cio\u00e8 il boccale<\/strong>, secondo gli statuti del XIV secolo, confortati dai ritrovamenti archeologici del Carmine di Siena, <strong>aveva la capacit\u00e0 di l 1,4 ca<\/strong>, (VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale \u2013 Matera 2018) quindi considerando una capacit\u00e0 analoga per il petitto, la nummata, bicchiere da un denaro, conterrebbe 87,5 ml, praticamente all&#8217;incirca come un moderno bicchierino da liquore. Se si attesta per buona la ricerca pubblicata sul British Medical Journal, nella quale si dimostra che <em>\u201cDal 1700 ad oggi, le dimensioni medie del bicchiere da rosso o da bianco sono cresciute di quasi 7 volte, passando dai 66 ml di capienza di un calice di 300 anni fa ai 449 ml di oggi. Un tipico bicchiere di vino settecentesco ne conteneva la met\u00e0 rispetto al pi\u00f9 piccolo calice disponibile (da 125 ml)\u201d,<\/em> la proporzione, scevra comunque di qualsiasi valore scientifico, potrebbe avere una qualche possibilit\u00e0 di verosimiglianza, in attesa di dati comprovati.<\/p>\n\n\n\n<p>Similmente a quanto avviene ancor oggi, <strong>nelle nostre taverne, molti avventori amavano rientrare nelle proprie abitazioni con un souvenir<\/strong> della serata, <strong>vale a dire boccali e bicchieri<\/strong>, ma <strong>se colti in fragrante, dovevano pagare amaramente il loro furto<\/strong>, pena di 40 soldi cortonesi, cos\u00ec come chi li abbia deliberatamente rotti o sia andato via senza pagare&#8230; <strong>e qui le leggi erano a favore del taverniere<\/strong>, la cui parola veniva prima di quella degli avventori. (<em>Lib. III, Cap. LXXX e LXXXI)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>E a proposito di osti narnesi<\/strong>&#8230; <strong>la loro presenza<\/strong> su una importante via di transito come la Flaminia <strong>\u00e8 certificata da tempo immemorabile<\/strong>, come attesta Sant&#8217;Ansovino, vescovo camerinese del IX secolo, che nella sua sosta a Narni si ferm\u00f2 in una locanda in cui incontr\u00f2 un oste non particolarmente corretto nel proporre il vino, a riscontro delle \u201cEffemeridi sacre di marzo\u201d del 1690. <em>(Contributo di Claudio Magnosi)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non stupisca quindi che S. Martino sia, ancor oggi, il protettore di albergatori, bottai, cavalieri, mariti traditi, mendicanti, militari, osti, ubriachi e viaggiatori, e che nel suo giorno si assaggi il buon novello, accompagnato da fumanti castagne arrostite.<\/strong><br>E non pu\u00f2 sfuggire che a Narni dagli anni Novanta si ripropone la Festa della castagna e del vino novello: a volte \u00e8 bello poter dire che \u201ccerte cose non cambiano mai\u201d. Questa \u00e8 una di quelle volte\u2026<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"681\" height=\"1024\" data-id=\"5016\" src=\"https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/pexels-adonyi-ga\u0301bor-1407852-681x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5016\" srcset=\"https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/pexels-adonyi-ga\u0301bor-1407852-681x1024.jpg 681w, https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/pexels-adonyi-ga\u0301bor-1407852-199x300.jpg 199w, https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/pexels-adonyi-ga\u0301bor-1407852-768x1155.jpg 768w, https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/pexels-adonyi-ga\u0301bor-1407852-1021x1536.jpg 1021w, https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/pexels-adonyi-ga\u0301bor-1407852-1361x2048.jpg 1361w, https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/pexels-adonyi-ga\u0301bor-1407852-scaled.jpg 1702w\" sizes=\"auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><\/figure>\n<figcaption class=\"blocks-gallery-caption wp-element-caption\">Foto: Adonyi G\u00e1bor<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Patrizia Nannini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button\"><a class=\"wp-block-button__link wp-element-button\" href=\"https:\/\/corsallanello.it\/news\/i-racconti-delle-pergamene\/\" target=\"_blank\" rel=\"https:\/\/corsallanello.it\/news\/i-racconti-delle-pergamene\/ noopener noreferrer\">Scopri con noi la storia di Narni e il suo territorio con I Racconti delle Pergamene<\/a><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vino non \u00e8 solo una bevanda Il vino non \u00e8 solo una bevanda, pi\u00f9 o meno pregiata, ma una ricca simbologia carica di significati. 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