{"id":5172,"date":"2021-01-08T09:49:20","date_gmt":"2021-01-08T08:49:20","guid":{"rendered":"https:\/\/corsallanello.it\/?p=5172"},"modified":"2026-03-08T16:49:35","modified_gmt":"2026-03-08T15:49:35","slug":"maledetti-doni","status":"publish","type":"approfondimento","link":"https:\/\/corsallanello.it\/en\/approfondimenti\/maledetti-doni\/","title":{"rendered":"Maledetti doni"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella Narni Medievale erano vietate le strenne di capodanno, mance in denaro considerate doni maledetti.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 una bizzarra norma vietava lo scambio di doni in denaro?<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Scorrendo gli Statuti narnesi del 1371, non \u00e8 insolito imbattersi in qualche norma che<\/strong> ad un esame superficiale, <strong>pu\u00f2 sembrare bizzarra<\/strong> se non addirittura inesplicabile. Questo \u00e8 il caso di una disposizione contenuta nel III Libro <em>\u201cSuper maleficijs &amp; Criminalibus causis\u201d<\/em>: Capitolo LXXXVIII: <em>\u201cQuod nulla persona det manciam de pecunia alicui in anno novo, seu kalendis mensis januarij\u201d. <\/em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 i legislatori narnesi della fine del XIV<\/strong> secolo <strong>si preoccuparono di condannare<\/strong>, assimilandolo ad un crimine, <strong>un gesto che ai nostri occhi pu\u00f2 sembrare del tutto innocuo?<\/strong> Nella versione italiana degli Statuti, il nostro concittadino Raffaello Bartolucci, tradusse cos\u00ec questa norma: \u201cInoltre stabiliamo che nel nuovo anno, cio\u00e8 nel giorno delle calende del mese di gennaio, <strong>nessuna persona dia la mancia in denaro a qualche ragazzo o ad altra persona.<\/strong> E nessuna persona al tempo del carnevale, da 15 giorni prima della fine del carnevale, dia alla figlia o nipote o pronipote o sorella o ad altra persona, la merenda o qualche cibo cotto o crudo. <strong>E il trasgressore sia punito per ogni volta in 10 libbre cortonesi<\/strong> e questa pena di fatto sia attribuita e applicata al Comune di Narni, e qualsiasi possa accusare e denunciare il trasgressore e si stia al giuramento del denunciante o dell\u2019accusante, e abbia met\u00e0 della sanzione, gli si dia credito, e questo capitolo sia annunciato dal banditore\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una norma a matrioska <\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Questa norma <\/strong>statutaria<strong> \u00e8 una sorta di matrioska, nella quale si nascondono<\/strong> temi e<strong> problematiche tipiche dell\u2019epoca <\/strong>di riferimento: <strong>la festa \u201cmobile\u201d del Capodanno<\/strong>, <strong>i riti<\/strong> leciti e proibiti in occasione di particolari festivit\u00e0, ma anche <strong>la diffusa tendenza dei legislatori medievali a incoraggiare<\/strong> e remunerare coloro che oggi definiremmo con malcelato disprezzo <strong>\u201cdelatori\u201d<\/strong>, ai quali veniva dispensata met\u00e0 della sanzione imposta ai trasgressori. Una storia dentro l\u2019altra che per economia di spazio, non \u00e8 possibile esaurire in un solo racconto.<br><br>Soffermiamoci allora sulla prima parte della disposizione: <em>Item statuimus, quod in anno novo, seu die kalendarum mensis januarij nulla personam det manciam alicui in pecunia peurorum, vel alteri personae.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il dio Giano e il Capodanno spostato a Gennaio<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Il mese di gennaio<\/strong> <em>(Ianuarius<\/em> per i latini), <strong>deve il suo nome a Giano, il dio dei due volti: fine e principio,<\/strong> passato e presente, morte e vita; le <em>Kalendis mensis januarii <\/em>delle quali si occupa la norma degli Statuti, corrispondono al <strong>nostro attuale Capodanno.<\/strong> <strong>Nel 1371 dunque, a Narni si era gi\u00e0 imposta la pratica di far coincidere l\u2019inizio dell\u2019anno con il primo giorno di gennaio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La precisazione non \u00e8 <\/strong>del tutto<strong> inutile<\/strong> se si considera che <strong>nel<\/strong>la seconda met\u00e0 del <strong>Trecento, la data d\u2019inizio anno era ancora difforme in molti Paesi<\/strong> europei<strong> e in alcune zone d\u2019Italia,<\/strong> <strong>malgrado<\/strong> l\u2019introduzione, <strong>nel 46 a.C.<\/strong>, del <strong>calendario giuliano, che aveva di fatto spostato il Capodanno dal primo marzo al primo di gennaio<\/strong>. Soltanto nel 1691, per volere di Innocenzo XII, la data fu uniformata e adottata in tutti quei Paesi che introdussero il calendario gregoriano. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nonostante l\u2019avvento del cristianesimo e la abolizione delle solennit\u00e0 <\/strong>romane con l\u2019editto di Tessalonia del 380 d.C., <strong>in tutte le festivit\u00e0 ereditate dal passato, sopravvive ancora oggi una forte componente pagana<\/strong>. La Chiesa cattolica fece \u201csue\u201d le solennit\u00e0 celebrate in onore delle divinit\u00e0 romane, depurandole del significato originario, ma in alcuni casi, non riusc\u00ec ad estirparne anche i riti. <strong>Tra queste festivit\u00e0, il Capodanno \u00e8 <\/strong>probabilmente<strong> la ricorrenza nella quale la Chiesa si \u00e8 imposta con maggiore fatica<\/strong>: le usanze pagane sono sopravvissute attraverso i secoli, e se nei Paesi storicamente cattolici hanno nel tempo perduto vigore, in altri si tramandano ancora oggi.&nbsp; L\u2019 aspetto \u00e8 piuttosto evidente nella laicissima Francia dove, seppur in maniera minore rispetto al passato, si osserva ancora <strong>l\u2019usanza di dare mance<\/strong> a portieri e domestici <strong>nel giorno di Capodanno.<\/strong> Questi <strong>doni<\/strong> <strong>in denaro sono chiamati \u00e9trennes<\/strong>, termine che <strong>rimanda <\/strong>inequivocabilmente<strong> alle strenne romane del primo giorno dell\u2019anno<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;origine Romana delle strenne e lo scambio dei doni<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Le calende per il nuovo anno erano dedicate a Strenia<\/strong> (o Strenua), <strong>divinit\u00e0 forse di origine sabina<\/strong>, simbolo di prosperit\u00e0, salute e buona fortuna, tanto da essere raffigurata con una cornucopia in mano. I<strong>n quel giorno i Romani, in segno di buon augurio<\/strong> e di purificazione, <strong>si scambiavano rami di verbena<\/strong> raccolti nel boschetto sacro dedicato alla dea. La verbena, consacrata alle divinit\u00e0 femminili, al pari dell\u2019alloro era considerata <em>arbor felix. <\/em><strong>Oltre a questi rami, chiamati <em>strenae<\/em><\/strong><em> <\/em>dal nome della dea, <strong>si offrivano in dono cibi dolci <\/strong>come datteri, miele, noci e fichi secchi, allo scopo di augurare dolcezza nel nuovo anno, <strong>ma anche mance in denaro per auspicare ricchezza materiale<\/strong>. <br><strong>Nel tempo i donativi persero <\/strong>probabilmente il loro<strong> significato<\/strong> originario, <strong>assumendo la forma di mance offerte a scopo clientelare<\/strong> per ingraziarsi i favori o la fedelt\u00e0 dei donatari (<strong>si pensi agli odierni doni aziendali<\/strong> in occasione del Natale). <br><strong>Il Capodanno, assorbito dalla religione cristiana nelle celebrazioni post-natalizie, divenne una solennit\u00e0 consacrata dalla Chiesa<\/strong> alla Circoncisione di Ges\u00f9, secondo quanto testimoniato dal Vangelo di San Luca (II, 21): \u201cPassati gli otto giorni, in capo ai quali il bambino doveva essere circonciso, gli fu posto il nome di Ges\u00f9, com\u2019era stato indicato dall\u2019Angelo, prima che fosse concepito nel grembo di sua madre\u201d. Tuttavia, la ricorrenza della Circoncisione non suscit\u00f2 mai una particolare attrattiva sul popolo, che continu\u00f2 a celebrare le calende di gennaio come la Festa del Nuovo anno, con danze, canti, strenne e cortei mascherati.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La Chiesa osteggia lo scambio dei regali, ma i Cristiani conservarono i riti donativi pagani<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>La partecipazione dei Cristiani alle festivit\u00e0 pagane delle Calende di gennaio fu sin da subito condannata dalla Chiesa<\/strong>: gi\u00e0 nel II secolo, Tertulliano osservava che queste celebrazioni, insieme ai <em>Saturnalia<\/em> di dicembre e ai <em>Matronalia <\/em>&nbsp;&nbsp;di marzo, erano pi\u00f9 occasioni sociali che religiose e venivano seguite per semplice convenzione sociale. Nel 585 ca., il Concilio di Auxerre stabil\u00ec che \u201calle Calende di gennaio non \u00e8 consentito travestirsi da giovenca o da cervo, come pure seguire il costume diabolico di scambiarsi doni\u201d. <strong>D\u2019 altra parte la Chiesa ha lungamente osteggiato lo scambio di regali,<\/strong> dal momento che il cristianesimo \u00e8 fondato sul massimo dei doni possibili: il sacrificio di <strong>Cristo <\/strong>che<strong> offr\u00ec la sua vita per la salvezza degli uomini. <\/strong>Ancor pi\u00f9, <strong>lo scambio reciproco di <em>strenae, <\/em>era considerato opposto all\u2019idea di carit\u00e0,<\/strong> cio\u00e8 del donare disinteressatamente. Agli inizi del VI secolo, San Cesario di Arles ammoniva: \u201cVi ho detto, non date strenne, ma date ai poveri. Ora mi si obietta: \u201cquando do strenne, a mia volta ne ricevo\u201d. Ma secondo la promessa del Signore, se darete ai poveri riceverete cento volte tanto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alla luce di queste considerazioni, appare evidente che a Narni, <\/strong>territorio del Patrimonio di San Pietro<strong>, i legislatori dovettero esprimersi conformemente alle direttive ecclesiastiche<\/strong>. <br>Il divieto imposto dalla norma degli Statuti, assume maggior chiarezza se si legge un passo di Gaetano Moroni in \u201cDizionario di erudizione storico ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni\u201d: \u201cIl Boccaccio fa dare ad alcuno il buon anno e le buone calende (1) e il Passavanti parla della buona mancia delle calende. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le strenne, o calende di gennaio, a Roma era un giorno di festa e di licenziosit\u00e0 in onore di Giano e di Strenia<\/strong>, dea dei donativi. <strong>La festa era stata istituita <\/strong>da Tazio, re dei Sanniti.<strong> Nel primo giorno dell\u2019anno nuovo<\/strong>, il popolo portava un ramo di verbena tolto da un boschetto nei dintorni di Roma e consacrato a Strenia. I rami di verbena erano considerati di buon augurio e in questo giorno ognuno faceva doni agli amici, a clienti, ai padroni, i vassalli ai principi, i gentiluomini agli imperatori. <strong>Quantunque i cristiani aborrissero il culto di Giano e di Strenia, tuttavia conservarono i riti dei donativi, i giochi e i banchetti.<\/strong> Diversi Concili condannarono tali abusi e molti zelanti Vescovi procurarono di estirparli, per cui abbiamo molti sermoni contro le feste delle Calende di gennaio. Anzi fu persino comminata la scomunica ai colpevoli, onde la Chiesa fece delle Calende di gennaio un giorno di digiuno e di orazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>(1) Boccaccio, Giornata III, n. 8, fa dire a Ferondo: <br>\u201cdi che io priego Iddio, che vi dea il buon anno e le buone calendi, oggi e tuttavia\u201d.<\/p>\n<cite>Boccaccio<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>E\u2019 curioso notare che le parole di Jacopo Passavanti, citate dal Moroni a titolo di buon esempio, furono poi riprese per opposti motivi, nel XVIII secolo da Girolamo Tartarotti il quale, nel tentativo di demolire le credenze intorno alle streghe, spesso alimentate proprio da dotti superstiziosi, le inser\u00ec nella sua opera \u201cDe congresso notturno delle Lammie\u201d: <\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201c<strong>l\u2019andar cercando la buona mancia nelle calende, il primo d\u00ec dell\u2019anno nuovo, vanit\u00e0 e grave peccato fu creduto<\/strong> anche da Jacopo Passavanti\u201d.<\/p>\n<cite>Girolamo Tartarotti<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il giusto prezzo da pagare<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>La disposizione statutaria <\/strong>presa in esame, rappresenta uno dei tanti esempi della volont\u00e0 dei legislatori dell\u2019epoca, di <strong>utilizza<\/strong>re i<strong>l diritto per correggere comportamenti e stili di vita privati dei cittadini<\/strong>. L\u2019applicazione dello strumento della multa, che di fatto sanava la disobbedienza, ricalcava il modello religioso di remissione dei peccati \u201ca tariffa\u201d. <strong>Se per la Chiesa il prezzo del perdono era spesso rappresentato da una dieta a pane e acqua,<\/strong> per uno o pi\u00f9 giorni a seconda della gravit\u00e0 del peccato, <strong>il mancato rispetto di una norma comunale era sanzionato con una precisa somma di denaro<\/strong>. Va da s\u00e9 che questo sistema, apparentemente volto alla moralizzazione dei cittadini, consentiva di rimpinguare abbondantemente le casse comunali, perch\u00e9 andava a sommarsi alle gabelle ordinarie e a tutte quelle multe imposte per reati di tutt\u2019altro genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Verrebbe quasi da dire che le strenne di Capodanno, almeno per le casse cittadine, erano in realt\u00e0 \u201cbenedetti doni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"366\" height=\"346\" data-id=\"5180\" src=\"https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/dea-strenia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5180\" srcset=\"https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/dea-strenia.jpg 366w, https:\/\/corsallanello.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/dea-strenia-300x284.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 366px) 100vw, 366px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Mariella Agri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-fill\"><a class=\"wp-block-button__link wp-element-button\" href=\"https:\/\/corsallanello.it\/news\/i-racconti-delle-pergamene\/\" target=\"_blank\" rel=\"https:\/\/corsallanello.it\/news\/i-racconti-delle-pergamene\/ noopener noreferrer\">Scopri con noi la storia di Narni e il suo territorio con I Racconti delle Pergamene<\/a><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella Narni Medievale erano vietate le strenne di capodanno, mance in denaro considerate doni maledetti. 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